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	<title>Nicola Carosi - Un cattolico negli anni della ricostruzione &#187; Gli ideali</title>
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	<description>L&#039;uomo, la vita, il pensiero politico, economico e sociale, le opere come sindaco di Appignano del Tronto.</description>
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		<title>PENSIERO SOCIALE</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jul 2014 14:52:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Egli era certo che le condizioni sociali avessero molta importanza per l’uomo per due ragioni: per vivere una vita dignitosa e anche in vista del fine della salvezza eterna, perché come si legge dai suoi appunti “Cristo è venuto al mondo per redimere tutto l’uomo, anche in quanto è essenzialmente in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Egli era certo che le condizioni sociali avessero molta importanza per l’uomo per due ragioni: per vivere una vita dignitosa e anche in vista del fine della salvezza eterna, perché come si legge dai suoi appunti <i>“Cristo è venuto al mondo per redimere tutto l’uomo, anche in quanto è essenzialmente in rapporto con l’altro e la società…”</i><br />
Esiste perciò un ordine del vivere sociale radicato nella natura sociale dell’uomo, cioè voluto da Dio.<br />
<i>“Purtroppo però gli uomini spesso dipendono dall’ambiente in cui vivono, <b>possono essere deviati dal bene e spinti al male proprio dal contesto sociale</b> nel quale sono immersi sin dall’infanzia”.</i><br />
L’enciclica Quadragesimo Anno al n.130 parte 3° dice proprio così: <i>“Lo sconvolgimento dell’ordine naturale voluto da Dio, fa sì che un numero grandissimo di persone trovi le difficoltà più gravi nell’attendere a quell’unico necessario all’opera capitale fra tutte, quella della propria salvezza eterna“</i></p>
<p align="justify">Le <b>condizioni malsane</b> perciò, il sovraffollamento delle abitazioni, le situazioni di miseria, la mancanza di lavoro, le ingiustizie, sono uno <b>scandalo cui bisogna rimediare</b> non solo con le forme della critica cristiana e dell’elemosina ma <b>con l’aiuto attivo e soprattutto con un riordinamento sociale</b> secondo i principi della dottrina cristiana.<br />
La lotta dura e appassionata contro la povertà, la fame, la malattia, la miseria e il bisogno è un dovere cristiano.<br />
In virtù dell’incarnazione di Cristo, la Chiesa è il principio vitale della società e pertanto ha il dovere di illuminare i suoi fedeli.<br />
<i>“Solo la legge morale</i> (come si dice nella Quadragesimo Anno parte 2° n.42) <i>ci fa cercare nelle nostre azioni il fine supremo; così nei vari generi operano i fini speciali prefissi dalla natura o meglio da Dio autore della natura e infine ci fa subordinare i fini speciali al fine supremo”</i></p>
<p align="justify">Pio XII, commentando i cinquant’anni della Rerum Novarum ed i dieci della Quadragesimo Anno esortava tutti a non spegnere la voce insistente dei due Pontefici delle encicliche sociali che altamente addita ai credenti il dovere morale di cooperare all’ordinamento della società.<br />
E, perché l’appello avesse più pronta e più sicura rispondenza, Carosi ne dedusse alcune norme pratiche che servirono in maniera determinante a guidare i cattolici appignanesi nell’azione sociale nell’immediato dopoguerra.</p>
<p align="justify">Norma fondamentale fu quella relativa al carattere dell’apostolato così come doveva e poteva essere esercitato nell’ambito di un piccolo paese, la cui popolazione era prevalentemente composta da operai, artigiani e contadini mezzadri.<br />
Si trattava, in pratica, di applicare all’apostolato un criterio di quasi specializzazione che, come era solito ripetere Carosi, <i>“fosse condizione per la sua più efficace riuscita”.</i><br />
<i>“Per ricondurre a Cristo le classi di uomini che si sono allontanati da Lui, è necessario</i> – scriveva, come dice l’Enciclica Quadragesimo Anno al n.143 parte 3<i>° &#8211; scegliere nel loro seno e formare ausiliari della Chiesa, che ne comprendano lo spirito e i desideri e sappiano parlare ai cuori con senso fraterno d’amore”.</i><br />
<b>I primi ed immediati apostoli degli operai devono essere gli operai,</b> i primi apostoli per i lavoratori della terra devono essere gli stessi che zappano insieme la terra, così gli artigiani per gli artigiani.<br />
Lavoratori fattisi apostoli fra i loro compagni, al fine di impegnare ed animare di spirito cristiano tutto ciò che circonda il lavoratore, il suo campo di lavoro, il suo focolare domestico ed anche i suoi onesti svaghi.<br />
E del resto è un fatto inoppugnabile che l’appartenenza alla stessa classe sociale o allo stesso ambiente professionale, come l’essere partecipi allo stesso lavoro artigianale, determina una profonda incidenza nella mentalità, nei gusti, nei bisogni e perfino nei modi di vivere e di pensare, sui quali potrà influire in senso cristiano, in misura tanto più ampia ed efficace, colui il quale, per essere partecipe, meglio di ogni altro è in grado di conoscerli e di comprenderli.</p>
<p>____________________________________________________________</p>
<p>www.nicolacarosi.it © 2014 &#8211; tutti i diritti riservati &#8211; è vietata la riproduzione</p>
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		<title>PENSIERO ECONOMICO-POLITICO</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jul 2014 14:51:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[PENSIERO ECONOMICO – POLITICO: ETICA E POLITICA Un’affermazione che Carosi raccoglie dalle parole del Papa è quella secondo cui l’ordinamento dell’economia nel quale generalmente si contribuisce all’attività economica degli uni col capitale, degli altri con il lavoro, non è “in sé” da condannarsi, in quanto non è di sua natura “vizioso”. Infatti sia il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>PENSIERO ECONOMICO – POLITICO: ETICA E POLITICA</b></p>
<p align="justify">Un’affermazione che Carosi raccoglie dalle parole del Papa è quella secondo cui <b>l’ordinamento dell’economia </b>nel quale generalmente si contribuisce all’attività economica degli uni col capitale, degli altri con il lavoro, non è “in sé” da condannarsi, in <b>quanto non è di sua natura “vizioso”.</b><br />
Infatti <b>sia il capitale come il lavoro contribuiscono alla produzione</b> ed è giusto, pertanto, che essi vi siano associati onde permettere il conseguimento dei beni necessari alla convivenza umana.</p>
<p align="justify"><i>“Ma se questo è vero</i> - prosegue Carosi - <i>vero è anche che</i>, &#8211; come subito nota l’Enciclica Quadragesimo Anno parte 3° n.101, - <i>quando il capitale vincola a sé gli operai, ossia la classe proletaria col fine e con la condizione di sfruttare a suo arbitrio e vantaggio le imprese e quindi l’economia tutta, senza far caso, né della dignità umana degli operai, né del carattere sociale dell’economia, né della stessa giustizia sociale e del bene comune, allora l’ordinamento capitalistico dell’economia si pone contro il retto ordine, diventando, nella sua concreta applicazione, profondamente ingiusto. Ugualmente ingiusta è anche la pretesa degli operai che asserisce che quanto si produce, tolto qual tanto che basta a risarcire il capitale, appartenga di diritto all’operaio.</i><br />
<i>E’ necessaria una giusta ripartizione: una classe non può escludere l’altra dalla partecipazione degli utili, a ciascuno deve essere attribuita la sua parte dei beni e tutti devono contribuire al bene comune e alla giustizia sociale”.</i><br />
Il problema della riforma dell’ordine sociale è, sostanzialmente un problema di ordine etico, di orientamento generale di tutta la vita.</p>
<p align="justify">Carosi fa una decisa <b>condanna della “vita economica” del suo tempo</b> colpendola nelle sue espressioni più caratteristiche.<br />
<i>“E’ ingiusta la vita economica di oggi: i pochi che dispongono del denaro a loro piacimento commettono le peggiori ingiustizie e frodi, frequenti speculazioni, soffocano ogni giusta libertà del mercato; una preminenza economica si impone sulla politica interna, sulla direzione degli Stati, sulle relazioni internazionali e genera un mondo in cui solo gli interessi economici sono quelli che contano, non gli uomini, i popoli, la giustizia, la sete delle ricchezze e dei guadagni senza freni.</i><br />
<i>Vediamo anche la piccola e media proprietà scemare e svigorirsi nella vita sociale, costretta com’è ad una lotta difensiva sempre più dura e senza speranza di buon successo.</i><br />
<i>Vediamo le ingenti ricchezze che dominano l’economia privata e pubblica e l’attività civile e di contro innumerevoli persone che prive di ogni sicurezza della propria vita dimenticano i veri ed alti valori dello spirito, rinunciano ad una più genuina libertà e si gettano al servizio di qualsiasi partito politico, schiavi di chiunque prospetta loro in qualche modo pane e tranquillità.</i><br />
<i>Per cui è chiaro quel che si avverte nell’Enciclica,</i> conclude Carosi, <i>che la condanna non può andare solo alle istituzioni, ma anche all’uomo, il quale per gli effetti discordanti dell’anima, triste conseguenza del peccato originale, pensa solo al guadagno, ad accrescere la propria fortuna, a star bene cercando in tutte le cose il proprio interesse non curandosi del male che arreca e dei crimini che commette”.</i><br />
Queste le valutazioni di Carosi, alla luce del pensiero cristiano di un ordinamento economico degenerato in misura tale da recare i più gravi danni alla convivenza umana.</p>
<p align="justify">Carosi chiarisce inoltre un altro importante aspetto: quello delle <b>soluzioni </b>che  si sono volute apportare ai constatati mali della società da parte di due partiti principali, discordanti per lo più tra loro e inimicissimi, ma pur tali che nessuno dei due si scosta dal fondamento proprio di ogni socialismo: <b>il comunismo e il socialismo.</b><br />
- Una parte del  partito socialista precipitò nel comunismo, che insegna e persegue due punti: una lotta di classe più accanita e l’abolizione assoluta della proprietà privata con ogni mezzo e senza alcun rispetto degli uomini della chiesa e di Dio stesso.<br />
- Più moderato è l’altro partito che ha conservato il nome di socialismo; esso rigetta il ricorso alla violenza e in qualche modo si avvicina a quella verità che la tradizione cristiana ha sempre insegnato e che propongono a regione i riformatori cristiani della società.<br />
<i>“Infatti si può ben sostenere quanto propongono riguardo a certe categorie di beni che per la loro preponderanza economica devono essere riservate solo ai pubblici poteri e non lasciate in mano a privati cittadini senza pericolo del bene comune.</i><br />
<i>Il socialismo però non ha rinunciato ai suoi motivi dottrinali contrari alla religione cattolica; dichiara che gli uomini devono essere sottomessi alla società e unirsi solo in vista del benessere economico; l’unico importante a cui devono tendere, mentre la dottrina cristiana pone per fine all’uomo socievole di vivere adempiendo fedelmente i doveri del suo Stato a gloria del Creatore e giungere alla felicità temporale e insieme all’eterna”.</i></p>
<p align="justify">A questo punto Carosi prospetta <b>due fondamentali conclusioni</b> dell’insegnamento pontificio:<br />
1)      <b>Non separare l’economia dalla morale</b> e quindi non tener conto dei soli valori economici, dimenticando o conculcando quelli spirituali;<br />
2)      <b>Non subordinare l’individuo alla collettività in modo tale da renderlo schiavo di questa.</b> La chiesa non condanna quindi solo le forme capitalistiche dell’economia che sono ingiuste per il loro dispotismo economico ma anche le esperienze socialiste e comuniste che <i>“con la forza di moltitudini organizzate usano la loro potenza a danno della giustizia e del diritto altrui”.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>PENSIERO ECONOMICO – POLITICO: CAPITALE E LAVORO:</b></p>
<p align="justify">Ad un uditorio fattosi più numeroso ed assiduo richiamato dal successo ottenuto dall’iniziativa dell’anno precedente, nel secondo corso di conferenze sulla sociologia cristiana organizzato nell’autunno del 1947 Carosi prese a tema di studio il carattere sociale ed individuale della proprietà.<br />
Quale logica conseguenza delle premesse poste e delle condanne formulate, durante il primo “corso” del 1946, la serie di lezioni si propose di illustrare l’insegnamento della Quadragesimo Anno nella sua parte ricostruttiva di un ordine sociale cristiano.<br />
Esso secondo Carosi, mira:<br />
<i>“A) a ricondurre una sezione così importante della vita sociale, qual è l’attività economica, ad un ordine sano e bene equilibrato;</i><br />
<i>B) a promuovere l’intero rinnovamento dello spirito cristiano, da cui purtroppo si sono allontanati tanti di coloro che si occupano di cose economiche – altrimenti tutti gli sforzi cadranno a vuoto”.</i><br />
E poiché l’ordinamento economico moderno è fondato particolarmente sul capitale e sul lavoro, Carosi avverte subito la necessità di <b>evitare l’estremo dell’individualismo da una parte come del socialismo dall’altra.</b><br />
Si dovrà avere riguardo alla <b>doppia natura, individuale e sociale, propria tanto del capitale, quanto del lavoro. </b>Ecco come Carosi sintetizza brevemente quanto l’Enciclica dichiara a proposito dell’una e dell’altro: <i>“la proprietà ha una doppia natura: una natura individuale e una natura sociale a seconda che riguardi gli individui o si riferisce al bene comune”.</i></p>
<p align="justify">Da questa premessa è chiaro che il problema della proprietà, tradotto nella realtà concreta della vita, diventa il problema del come far coesistere o anche del come contemperare il servizio che essa deve rendere all’individuo in quanto individuo, che per mezzo della proprietà privata ha diritto di provvedere a sé e alla propria famiglia, col servizio che essa deve ugualmente rendere alla società.<br />
In conclusione, sintetizza Carosi: <i>“ la proprietà privata deve servire al vantaggio dell’individuo, ma anche al bene comune; il diritto di proprietà può essere limitato e circoscritto delle necessità della convivenza sociale, ma non può essere abolito nella sua espressione individuale.</i><br />
<i>Inoltre gli uomini dovranno tornare alla vita e alle istituzioni cristiane, come riprende Pio XI nel Rerum Novarum al n.22, poiché  questo può distogliere gli esseri umani affascinanti e immersi nelle cose transitorie di questo mondo e riportarli verso il fine supremo a cui devono tendere.</i><br />
<i>Infatti il troppo attaccamento ai beni caduchi è l’origine di tutti i vizi e di tutti i mali”.</i><br />
<b><i>“ma chi spetta, si chiede Carosi il determinare i limiti e i doveri delle proprietà?”.</i></b></p>
<p align="justify">Anche per rispondere a questa domanda, ispirandosi al pensiero sociale della Chiesa chiaramente espresso nella Quadragesimo Anno senza titubanze Carosi  afferma che: <i>“tale compito spetta ai pubblici poteri a condizione però di tenere nel debito conto la vera necessità del bene comune e  la legge naturale e divina. Di conseguenza lo <b>Stato</b>”.</i><br />
Precisando le vie per mezzo delle quali lo Stato può raggiungere il suo intento di assicurare il servizio sociale delle private possessioni armonizzando l’interesse collettivo del corpo, con quello particolare dei singoli membri, il Carosi recita: <i>“l’espropriazione, la requisizione allorquando l’utilità pubblica lo esige, la nazionalizzazione ossia l’attribuzione allo Stato di alcune industrie e servizi, la divisione del latifondo, il controllo statale sulle imprese private che hanno compiti di servizio pubblico, l’accessione al proletariato alla proprietà, la prescrizione legale dei prezzi di alcune merci ecc…”</i><br />
<b><i>“Se la nazionalizzazione è permessa per quei beni che portano seco tanta importanza economica da non potersi lasciare in mano dei privati, senza pericolo del bene comune, non è giusto,</i> scrive Carosi,<i> il principio del comunismo di voler collettivizzare tutti i mezzi di produzione senza eccezione alcuna”.</i></b><br />
Una volta posta la <b>proprietà privata come elemento di base</b> della struttura economica e sociale dei popoli, ed averne stabilito gli <b>scopi e quindi i limiti</b>, nella sua sistematica esposizione del pensiero sociale della Chiesa, Carosi passa a sviluppare un argomento che deriva come logica conseguenza da quello trattato; quello cioè dei <b>rapporti fra capitale e lavoro</b> nel problema della giusta ripartizione delle ricchezze.</p>
<p align="justify"><i> “Il problema,</i> scrive Carosi, <i>può essere adeguatamente risolto tenendo presente queste due considerazioni fondamentali:</i></p>
<ol>
<li><i></i><i> che la spartizione dei beni in private proprietà, come afferma l’Enciclica, è stabilita dalla natura affinché le cose create possano dare agli uomini una comune utilità stabilmente e con ordine;</i></li>
<li><i></i><i>che per la legge di giustizia sociale <b>non può una classe escludere l’altra dai vantaggi</b>”.</i></li>
</ol>
<p>Pertanto, applicando tali principi ai rapporti fra il capitale e il lavoro quali fattori della produzione, Carosi rivela l’assoluta necessità che <i>“ <b>una più equa ripartizione</b> avvenga fra loro essendo del tutto falso ascrivere o al solo capitale o al solo lavoro ciò che si ottiene con l’opera unita dell’uno e dell’altro”.</i></p>
<p align="justify">Cosicché, si può concludere col dire che: <b>il capitale ha diritto alla sua remunerazione così come ne ha diritto il lavoro.</b></p>
<p>____________________________________________________________</p>
<p>www.nicolacarosi.it © 2014 &#8211; tutti i diritti riservati &#8211; è vietata la riproduzione</p>
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		<title>IMPEGNO SOCIALE</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jul 2014 14:48:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fin da ragazzo Nicola Carosi si era iscritto all’Azione Cattolica. Egli era consapevole che questo movimento composto da laici dediti all’apostolato attivo non era un entusiasmo passeggero, un’impresa da dilettanti; ma una severa palestra di preghiera, azione, e sacrificio. Da anni in paese era operante questa associazione; era necessario però rivitalizzarla, rinfoltire [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Fin da ragazzo Nicola Carosi si era iscritto all’<b>Azione Cattolica</b>.<br />
Egli era consapevole che questo movimento composto da laici dediti all’apostolato attivo non era un entusiasmo passeggero, un’impresa da dilettanti; ma una <b>severa palestra di preghiera, azione, e sacrificio</b>.<br />
Da anni in paese era operante questa associazione; era necessario però <b>rivitalizzarla</b>, rinfoltire le fila degli aderenti, ammodernare i metodi educativi privilegiando il settore culturale e la formazione religiosa assieme ad una accentuata caratterizzazione dell’interesse per il sociale e ad un’appassionata ricerca dei punti di possibile convergenza con tutte le forze che si apprestavano alla costruzione della “città dell’uomo”.</p>
<p align="justify">Quando, nel 1944, Carosi venne nominato <b>presidente della G.I.A.C.</b> portò, in questo suo esordio nella vita sociale e culturale appignanese, oltre al suo entusiasmo giovanile, una <b>singolare capacità organizzativa</b>, esemplare assiduità e una sollecita attenzione sia ai piccoli come ai grandi problemi della gente. L’obiettivo primario più urgente fu quello di mobilitare i giovani perché recassero alla vita sociale e politica appignanese un contributo intenso come dovere religioso.<br />
L’azione cattolica era quindi il movimento più idoneo al suo scopo.<br />
Nel giro di alcuni anni di paziente lavoro organizzativo, l’Azione Cattolica, specialmente il settore giovanile, risultò <b>completamente rinnovato e rinvigorito</b>.<br />
Carosi aumentò il numero degli associati, rivitalizzò l’organizzazione, diede snellezza e fantasia alle attività, moltiplicò le riunioni di formazioni e di studio, che lo videro costantemente presente e impegnato di persona.</p>
<p align="justify">Istituì una vera <b>scuola di sociologia cristiana </b>per lo studio e la riscoperta dei documenti e delle encicliche papali a sfondo eminentemente sociale.<br />
Negli anni ’46 e ’47 organizzò un <b>ciclo di conferenze sulla dottrina sociale della chiesa</b>. Perfettamente consapevole di avere  di fronte un uditorio pressoché digiuno dei più elementari principi di sociologia, si sobbarcò un gravoso lavoro di sintesi copiando schemi riassuntivi, ricchi di definizioni, di riflessioni, di confronti.<br />
Preoccupazione sua maggiore fu quella di risultare il più chiaro possibile nell’impostazione della materia e facile nell’esposizione degli argomenti.<br />
Questi corsi di studio e i dibattiti che ne seguirono, richiamarono l’attenzione e l’interesse dei giovani che erano desiderosi di conoscere e approfondire tali argomenti per orientarsi coscientemente nelle gravi scelte che in quegli anni di assestamento erano chiamati a compiere.</p>
<p align="justify">Carosi non trascurò nemmeno lo <b>sport</b>, quello praticato con spirito semplice e spontaneità.<br />
Durante il periodo della sua presidenza alla G.I.A.C. diede inoltre vita ad una vera <b>scuola di filodrammatica</b> attraverso la quale molti giovani si scoprirono attori, partecipando alla <b>messa in scena di atti unici drammatici e comici. </b>Il suo stipendio da sindaco andò interamente devoluto per il sostentamento e ricostruzione del corpo bandistico comunale.</p>
<p>____________________________________________________________</p>
<p>www.nicolacarosi.it © 2014 &#8211; tutti i diritti riservati &#8211; è vietata la riproduzione</p>
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		<title>IMPEGNO POLITICO</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jul 2014 14:46:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Le opere]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre, con lo studio della sociologia e con la scoperta della pratica autentica della vita religiosa, affinava lo spirito, Carosi dedicava cure premurose alla sezione appignanese della Democrazia Cristiana. Fondò infatti la DC in Appignano insieme ad altri tra cui: Marinelli Giulio, Carosi Guerriero, Pulini Luigi, Luciani Giovanni, Alessi Angelo, Albertini Leonello, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Mentre, con lo studio della sociologia e con la scoperta della pratica autentica della vita religiosa, affinava lo spirito, Carosi dedicava cure premurose alla sezione appignanese della <b>Democrazia Cristiana. </b>Fondò infatti la DC in Appignano insieme ad altri tra cui: Marinelli Giulio, Carosi Guerriero, Pulini Luigi, Luciani Giovanni, Alessi Angelo, Albertini Leonello, Armillei Giuseppe e Maria, Rodilossi Rosina, Grelli Romano, Di Giacomi Cesare, ing. Stipa Luigi.</p>
<p align="justify">Si deve dire innanzitutto che egli aveva una <b>visione unitaria del partito</b> e questo aspetto è evidenziato anche nell’intervista a Luigi Feriozzi.<br />
La Democrazia Cristiana non doveva essere un partito paralizzato, monolitico, muto, ma un partito parlante e libero.<br />
In seno al partito Carosi apprezzava la libera circolazione delle idee, lo scambio delle opinioni, il <b>dibattito</b>, ma infine <b>conclusioni unitarie</b>: si doveva restare sempre uniti nelle decisioni importanti da prendere.<br />
La Democrazia Cristiana doveva essere capace di servire la Nazione senza divisioni interne, senza le febbri delle correnti, fedele a se stessa in una collocazione centrale, lontana dalle simpatie a destra e a sinistra come De Gasperi l’aveva voluta, sentinella di libertà per tutti.<br />
La Democrazia Cristiana doveva avere in politica una forte capacità di <b>sintesi sociale, di solidarismo popolare e non di lotta di classe.</b></p>
<p align="justify">Se la Democrazia Cristiana appignanese in quegli anni colse affermazioni clamorose, con moltissime percentuali di votanti e la conquista della maggioranza assoluta dell’Amministrazione Comunale, il merito maggiore forse deve attribuirsi al Carosi che riuscì a dare al Partito una <b>dimensione popolare con struttura organizzativa efficiente e una forte capacità di penetrazione capillare tra i contadini, gli operai e gli artigiani.</b></p>
<p align="justify">Con il metodo dell’accostamento personale, di casa in casa per gli artigiani nel centro abitato, di stalla in stalla per i contadini dopo i lavori agricoli, si ottennero ottimi risultati.<br />
Dopo aver costituito il contratto civico locale, il Carosi, laico cattolico uscito dal fascismo e dalla guerra, sensibilizzò la pubblica opinione sull’<b>importanza dell’impegno politico animato dall’impegno apostolico</b>, sull’importanza del voto (pochissimi furono gli astenuti) e sull’urgenza per i cattolici di sostenere la Democrazia Cristiana.<br />
In altre parola Il Comitato Civico Locale, sotto la guida del Carosi, si dimostrò uno strumento agile, efficiente, utilissimo allo scopo di unificare e ingigantire l’azione politica del frastagliato mondo delle forze cattoliche.</p>
<p align="justify">Quando fu eletto <b>sindaco nel 1948</b> erano anni difficili, quelli del dopoguerra, anni della ricostruzione. La sua non fu un’impresa facile; <b>non fece certamente della demagogia, non promise posti o ricompense: fu un organizzatore nel senso pieno della parola; individuati i problemi ne studiava la priorità, trovava i finanziamenti nei provvedimenti di legge, nei vari ministeri governativi, dopo di che la sua azione riusciva a superare tutti gli ostacoli.</b></p>
<p>____________________________________________________________</p>
<p>www.nicolacarosi.it © 2014 &#8211; tutti i diritti riservati &#8211; è vietata la riproduzione</p>
<div class='shareaholic-canvas' data-app-id='7274360' data-app='share_buttons' data-title='IMPEGNO POLITICO' data-link='https://www.nicolacarosi.it/impegno-politico/' data-summary=''></div>]]></content:encoded>
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		<title>FEDE E RAGIONE</title>
		<link>https://www.nicolacarosi.it/fede-e-ragione/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Jul 2014 14:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli ideali]]></category>

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		<description><![CDATA[A questo proposito è necessario, attraverso la lettura degli appunti scritti in occasione delle sue conferenze negli anni ’46-’47, custoditi dalla vedova Signora Maria Pia Zuppini, ripercorrere le tappe del suo pensiero sulla dottrina sociale della chiesa. Il pensiero e l’azione sociale di Nicola Carosi scaturivano direttamente dalla conoscenza che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">A questo proposito è necessario, attraverso la lettura degli appunti scritti in occasione delle sue conferenze negli anni ’46-’47, custoditi dalla vedova Signora Maria Pia Zuppini, ripercorrere le tappe del suo pensiero sulla dottrina sociale della chiesa.<br />
Il pensiero e l’azione sociale di Nicola Carosi scaturivano direttamente dalla conoscenza che aveva dell’insegnamento della Chiesa sul terreno economico sociale.<br />
Al dubbio, per altro diffuso anche in molti cattolici, se con i loro interventi i Papi uscissero dal campo specifico della loro competenza per avventurarsi in un campo estraneo alla religione, Carosi contrapponeva la ferma convinzione che è <b>intendimento della Chiesa occuparsi della questione sociale, non dal punto di vista tecnico, ma esclusivamente sotto il profilo morale e religioso. </b><br />
In lui riecheggiava il motivo finale e dominante delle ultime pagine dell’enciclica Quadragesimo Anno, nelle quali l’appello di Pio XI si rivolge alla messa dei fedeli per dire loro che <i>“ai nostri tempi più che mai si ha bisogno di valorosi soldati di Cristo, che si affatichino con tutte le forze a preservare la famiglia umana dalla spaventosa rovina che la incoglierebbe se, col disprezzo degli insegnamenti del Vangelo, si lasciasse prevalere un ordine di cose che conculca le leggi della natura non meno che quelle di Dio.”</i></p>
<p align="justify">Le contrapposizioni  tra “Chiesa e mondo”, “Chiesa e Stato”, “Grazia e Natura”, “Fede e Ragione”, hanno si un loro senso ma non significano che la Chiesa sia completamente al di fuori del mondo.<br />
<b>La Chiesa e il mondo si compenetrano reciprocamente.</b><br />
La Chiesa è salvificamente presente nel mondo, come si legge nel Vangelo di Matteo essa è: <i>“Lievito“, “Sale della terra”, “Luce”.</i></p>
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